Festival 2026

Immagina una mappa

Che cos’è Immagina Festival

Non è una fiera né una mostra mercato, è uno spazio per riappropriarsi dell’immaginazione e farla fiorire attraverso l’editoria visiva.

Quando
Venerdì 28 dalle 10:00 alle 24:00
Sabato 29 dalle 10:00 alle 24:00
Domenica 30 dalle 10:00 alle 18:00

Dove
Ex Cavallerizza — Lucca

Durante tutti i tre giorni la mostra, insieme a tutti gli eventi, incontri e attività sono sempre gratuiti e senza bisogno di prenotazione.

A chi ci rivolgiamo?

Vogliamo portare le storie illustrate ad un pubblico sempre più vasto, perché crediamo nel potere delle immagini a prescindere dall’età.

I nostri interlocutori ideali sono adulti e giovani adulti: la nostra speranza è che possano tornare a popolare il loro immaginario visivo in nostra compagnia! Nonostante il festival non sia pensato per l’infanzia, anche i bambini sono benvenuti.

Settima edizione: una mappa

Il 2026 segna la settima edizione di IMMAGINA. Dopo il bosco, il silenzio, le liste, la leggerezza, la paura e l’inutile, quest’anno guarderemo a una mappa.

Esploreremo una mappa focalizzandoci non tanto sull’oggetto-mappa, quanto sull’atto di mappare, atto che accomuna gli esseri umani di ogni epoca e che risulta molto variegato.

Il titolo completo del festival 2026 dovrebbe essere infatti Immagina (di fare) una mappa. Sarà il pretesto per mettere in gioco il nostro lato più pratico e scoprire se concentrarsi sulle modalità del fare, nello specifico del fare mappe, possa costituire un’opportunità per ossigenare il pensiero e ripopolare l’immaginario.

“L’impulso intuitivo di cartografare il mondo ha a che vedere con i problemi primordiali che occupavano la mente della nostra specie: trovare la via, memorizzare lo spazio, accumulare conoscenze sull’ecosistema, trattare informazioni e dati, gestire lo stress dell’ignoto, ma anche ambientare miti, edificare cosmologie, inventare mondi secondari, proiettare speranze. Un universo cognitivo che oggi tende all’atrofia proprio perché viviamo in paesaggi che sono lo stereotipo di sé stessi, troppo saturi di umanità e privi di incognite.”

— Matteo Meschiari, Terre che non sono la mia. Una controgeografia in 111 mappe

Il libro guida al tema

Il libro che ci ha accompagnati nelle fasi iniziali della ricerca è Terre che non sono la mia, dell’antropologo Matteo Meschiari. (Bollati Boringhieri, 2025).
Questo saggio presenta 111 mappe provenienti da tempi e luoghi molto diversi tra loro, con l’intento di mostrare che non esiste un modo univoco di relazionarsi allo spazio e di rappresentarlo: l’ideale di mappa occidentale e moderno (la proiezione di Mercatore) è solo una tra infinite varianti di mappa possibili.

Esistono mappe celesti, terrestri, infernali, incise, scolpite, intagliate, intessute, digitali, dipinte, modellate, piegate, mappe che rappresentano rotte di navigazione, tentativi di orientarsi nel futuro o di rileggere il passato, narrazioni private o cosmologiche. Dare indicazioni per strada significa produrre una mappa verbale e volatile? Camminare significa tracciare un percorso su una mappa 1:1? Determinati a non perderci tutto ciò che le mappe hanno da offrire a noi e al nostro presente, stiamo proseguendo la ricerca guidati da un imperativo pratico: cosa significa fare una mappa?

Il libro illustrato dell’edizione


Ospite speciale

Andrea De Franco attivo agitatore dell’underground italiano a cavallo tra disegno, suono ed editoria. Nel 2016 inizia il progetto di autoproduzione DE PRESS con cui pubblica decine di fanzine e gira l’Europa per mostre e festival. Nel 2024 pubblica La Caverna degli abbracci con Canicola, un libro, un mappa, un disco.
I suoi dischi, a nome FERA, escono per la Maple Death Records, e nel 2020 si unisce collettivo undicesimacasa con cui scuote la scena bolognese con feste dai suoni imprevedibili.


L’approccio curatoriale

Ogni anno IMMAGINA sceglie un tema, inusuale o curioso, e lo esplora attraverso modalità sempre diverse. La ricerca viene condotta collettivamente dai volontari e dalle volontarie dell’associazione. Normalmente si articola in due grandi fasi: ricerca sul tema e ricerca dei libri.

Nella prima i volontari raggruppano idee, scelgono testi di riferimento ed elaborano un discorso intorno al tema designato. Poi, impiegando i risultati della prima fase di ricerca come guida, vengono selezionati i libri presenti in mostra. In edizioni come questa, tuttavia, le due fasi procedono parallelamente e talvolta si intersecano, dando vita a connessioni inedite e aprendo ulteriori prospettive, sottotemi, argomenti sotterranei.

Ma perché scegliamo proprio i libri illustrati come mezzo di scoperta?

Sono sintetici: in un numero ragionevole di pagine affrontano una questione in modo interessante.

Sono lacunosi: lasciano al lettore lo spazio di comporre la storia, accettando di buon grado che ciascuno se ne appropri a modo suo.

Sono accoglienti: sono capaci di instaurare con chi li sfoglia una relazione emotiva speciale, e di aprirlo alla meraviglia; 

Sono contagiosi: chi vive una sincera meraviglia non vede l’ora di raccontarla e il libro illustrato diventa un condensato di emozioni da condividere.

Sono oggetti favolosi, tridimensionali, tangibili: si portano dietro tutta la loro estetica sin dal primo momento, e ci raccontano qualcosa ancor prima di essere aperti. Sono capaci di riavvicinare il lettore al libro come oggetto, dotato di proprie qualità sensoriali – visuali, tattili, uditive.

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